Improvvisa vertigine

Non ho mica vent'anni, ne ho molti di meno
lunedì, 23 novembre 2009

Non ho saputo cosa rispondere. Eppure la domanda è stata essenzialmente semplice. Cosa fai? A parte lavorare dormire mangiare curare i gerani leggiucchiare parlare da sola pensare troppo sempre e solo alle stesse cose da avere conati di vomito?

E’ che io sono portata per le decisioni fulminanti. Pensare ponderare scegliere soppesare valutare pro e contro. Manco sotto tortura. Cosa fai? Contemplare il soffitto in attesa di qualcosa che mi riempia il tempo libero ora che ne ho troppo e non sono abituata e per lo più lo spreco.

Un click su google. Yoga nella mia città. Primo sito. A due chilometri da casa. Telefono. Concordo lezione di prova per la sera seguente. Beatitudine, un ritrovarmi insperato. Da sola con me stessa, condividendo la lezione con compagni sconosciuti di cui non mi preme la conoscenza. Nessuna mossa sul rimettermi in gioco. Con gli altri. Ho bisogno di farlo per me. Rimettermi in gioco con me stessa per me stessa. Altra scoperta insperata. Anche io ho gli addominali bassi. Mai usati, come nuovi. E mi hanno tenuto compagnia tutto il fine settimana, piacevolmente doloranti a ogni colpo di tosse.

E nuovo taglio di capelli. Decisione fulminea presa sabato mattina. Sveglia all’alba che c’è da recitare un intero rosario di porca puttana. Non arrivo alle sette. Nemmeno di domenica mattina. Porca puttana. Sveglia che è ancora notte. Caffè e lettura dei giornali su internet. Alle nove ho già comprato vasi e terriccio. Alle undici ho i capelli scalati leggermente mossi. Alle dodici sono a casa con quattro piante nuove. Tempra forte. Da sopportare il rigido inverno che allieta il davanti della mia casa. Un’erica pronta alla fioritura. Un pino nano. Una nonsocomesichiama rigogliosa di verde e viola. Un cespuglietto verde e giallo. Metto sui fornelli a rosolare, a fuoco basso, costatine di maiale a cui aggiungere salsa di pomodoro per il mio pranzo. Guanti, carriola, i sassi presi al mare la scorsa estate. La mia siepe in vaso. Pulisco, svaso, rinvaso, aggiungo il fertilizzante, una spruzzatina d’acqua, spennello il terriccio in eccesso sui bordi del vaso, sistemo i sassi a formare una cornice fintamente casuale. Intanto, in casa, la mia piantina grassa dopo due anni è in piena fioritura fucsia.

Mio nipote rientra in casa. La casa a fianco alla mia. Mi saluta contento. L’altra sera sono riuscita a dargli la maglietta della Juve comprata a Torino tre settimane fa. Non lo vedo spesso, ora che è quasi inverno. Ci siamo incontrati per strada e gli ho chiesto se aveva tempo di fermarsi un attimo che avevo un regalo per lui. La taglia è xl, spero ti stia bene. Mi saluta contento, appunto. Zia la maglietta è bellissima, mi sta bene. Sono contenta anche io. Continuo a sistemare le piante, vincendo la tentazione di potare le rose che perdono foglie. Ma non si pota incontro all’inverno. Dovrò pazientare fino a marzo.

Ho comprato anche i fiori per mamma e papà. Telefono a mia sorella. Ci vediamo al cimitero? Mamma è troppo in alto per me e le mie vertigini improvvise mi impediscono di rischiare la scalata. E poi di nuovo a casa, ho svasato una pianta grassa e l’ho moltiplicata per tre. Una è anche per mia sorella.

Domenica mattina di nuovo sveglia all’alba. Non ancora le dieci e ho già stirato, fatto il bucato, spolverato, letto i giornali. Bagno rilassante prima del pranzo a casa di zia. Sulla strada incontro la migliore amica della mia mamma, mia madrina di battesimo. E mi vengono in mente frasi del vangelo, specie in questi giorni con questa ipocrisia del crocefisso come simbolo dei valori del popolo italiano. Ero malato e mi avete visitato. Ero straniero e mi avete ospitato. La saluto questa amica della mia mamma. Confesso che in passato ho sperato che si ammalasse anche lei. Che restasse sola. Che soffrisse di malattia di solitudine di rimpianto e magari di rimorso.  Confesso che quella che si è ammalata sono stata io. Non di malattia di solitudine di rimpianto e di rimorso. No. Mi sono ammalata di rancore. Me ne sono nutrita fino all’indigestione. Troppo per sopravvivere. E allora mi sono ritrovata ad abbracciarla a baciarla e a sorriderle. Perché preferisco avere la malattia dell’insonnia mattutina piuttosto che alimentare il male oscuro che riempie il mio tempo libero pensando troppo sempre e solo alle stesse cose da avere conati di vomito.

Passo da mia sorella, prima da andare da zia. Beata te. Tutta bella rivestita profumata riposata. Non c’hai niente da fare, eh? Beata te.

Non raccolgo. Solo che mi dispiace che pensi questo. Dovrei sentirmi in colpa perché ho del tempo libero? Dovrei giustificare il fatto che alzandomi all’alba arrivo a un’ora del giorno in cui posso godere del tempo libero?  A mia sorella poi? No. Non raccolgo e non sento il bisogno di giustificarmi.

Credo che ognuno sia padrone del suo tempo. Più o meno, insomma. Io ho sempre avuto l’aria di quella che non c’ha un cazzo da fare.

Ma va bene così. A casa mia le piante grasse fioriscono in autunno.

 

 

postato da soledifebbraio alle ore 15:42 | link | commenti (3)
categorie: pensieri, amore, amicizia, mamma, nuova vita
mercoledì, 04 novembre 2009

Grazie a Chiara che mi ha mandato le foto dei giorni trascorsi assieme, in agosto :)

sera d

postato da soledifebbraio alle ore 19:07 | link | commenti (6)
categorie: amore, foto, amicizia
venerdì, 30 ottobre 2009

Solo per avvisare che sono viva.
E' un periodo strano. Un'ennesima transizione da a. Dove "da" è un punto e "a" un altro. Non si capisce quale sia l'inizio e l'arrivo. Perchè sono come un gambero.
Ho preso l'influenza dopo moltissimi anni. Come se l'immunità era dovuta dal fatto di non avere il tempo di ammalarmi.
Sono stata a Roma all'Awarness day. Sono arrivata a metà conferenza e ho conosciuto il dottor Milani, psicologo del benessere, che mi ha aiutato a comprendere quanto io sia responsabile, a volte, dei miei cattivi e masochistici pensieri. Ho passato una giornata bellissima con le mie amiche sparse per l'Italia. Siamo andate insieme a teatro a vedere lo spettacolo e abbiamo riso e abbiamo pianto.
Ho fatto un regalo a mio fratello, come se lo avessero fatto i miei genitori. Come se loro mi avessero dato una mano per aiutarlo a rialzarsi.
La cosa strana è, che dal momento in cui mi sono obbligata a non ricordare la malattia, la mia mente ha trovato la strada per cercare le immagini belle del passato. Mi capita sempre più spesso di rivedere mia madre sorridente, forte, energica, fiera. Chiudo gli occhi e sento la sua voce.
Mi sto avvicinando a lei in una maniera nuova.
Alcune sere, tornando a casa, mi stupisco del silenzio e del vuoto. Come se non fossi abituata. Come se non fossero passati degli anni. Poi mi preparo la cena e metto della musica a tenermi compagnia. Sono quattro sere di fila che ascolto la colonna sonora di Saturno Contro. Perchè anche io volevo che tutto rimanesse com'era. Perfetto. Per sempre. Anche se per sempre non esiste.
postato da soledifebbraio alle ore 13:50 | link | commenti (5)
categorie: pensieri, amore, amicizia, mamma, papà, nuova vita
venerdì, 16 ottobre 2009

Nei modi educati e diplomatici che abitualmente usa, mi sono trovata a sorbirmi una cazziata per la mancata comunicazione della visita clienti. Ho segnalato, con pennellata svolazzante che tanto chi ha orecchi intenda, che sua sorella fosse a conoscenza e se non si parlano tra di loro non è che posso diventare la messaggera degli dei per ogni foglia che si muove. Siamo in autunno, poi. Qua è tutto uno svolazzare di foglie, specialmente dopo la tromba d'aria dei giorni scorsi.
Nel frattempo ho inviato dieci mails di comunicazioni varie. Una mail per ogni argomento. Così almeno si sazia.
"Dovresti portarli a pranzo. Puoi sacrificarti? Ovviamente a spese dell'azienda."
Va bene. Mi sacrifico. Per il bene dell'azienda. Com'era? Dio patria e famiglia. Visto che per questi tre non occorre sarificio, ne approfitto per la quarta opzione.
Sorvolo sull'OVVIAMENTE  a spese dell'azienda.
postato da soledifebbraio alle ore 11:01 | link | commenti (4)
categorie: camera cafè
giovedì, 15 ottobre 2009

Io ci sarò :)

AIBACOM ONLUS (Associazione Italiana Balbuzie e Comunicazione) aderisce all'annuale "Awareness Day", manifestazione tesa alla sensibilizzazione, indetta dalle organizzazioni che riuniscono associazioni di tutto il mondo e di cui siamo membri: ISA (Internation Stuttering Association) ed ELSA (European League of Stuttering Associations).  

Il programma prevede un incontro-dibattito a Roma alle ore 9 di sabato 17 Ottobre presso la sala conferenze dell'Istituto Santa Maria alle Fornaci, nella piazza omonima al n. 27, a due passi da San Pietro. Saranno relatori studiosi e specialisti del settore. Il titolo scelto quest'anno dall'ISA è "More than a tangled tongue", "Più di una lingua aggrovigliata".
Nel pomeriggio, presso la stessa sala, si riuniranno soci e simpatizzanti dell'Associazione per discutere gli obiettivi e i programmi della stessa.
E infine la sera del 17 ottobre, alle ore 20.45, si svolgerà uno spettacolo presso il Teatro Orione di Roma (Via Tortona n. 7) che vedrà la presenza di numerosi personaggi del mondo dello spettacolo. Gli autori del programma sono Cristina Di Giambattista e Andrea Lomoro, il quale curerà anche la regia. Hanno dato la conferma della loro presenza: Filippo Timi,Paolo Bonolis, Roberto Angelini, Simone Cristicchi, i ballerini Simone Di Pasquale con Daniela Ayala e Kledi Kadiu con la sua partner. E poi ancora: il maestro Paolo Ormi e altri musicisti di fama tra cui Marco Lo Russo e Giovanni Mirabile e la cantautrice Melissa Ciaramella. Scioglieranno la riserva in questi giorni altri personaggi: un comico, un cantante - quasi certamente Niccolò Fabi - ed altri ancora.
 

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categorie: eventi
mercoledì, 14 ottobre 2009

La carrozzella è disposta accanto a delle sedie, a formare un semicerchio. Non so quale incontro ci sia fra breve. Mi piace che mia madre ci sia. Tutto a un tratto arriva una signora, facente parte del gruppo di incontro. Sposta la carrozzella in disparte. Aldilà del semicerchio. Mi alzo dalla mia sedia. Prendo la carrozzella e la sposto di nuovo. Nel semicerchio. Accanto alla mia sedia. Mia madre, ignara, è calma. Ha i capelli un pò più lunghi del solito. C'è bisogno di un taglio. Ha il colorito un pò pallido. In generale, sta bene.
Evito di pensarti, mamma. E ti sogno. E mi rimane la sensazione che tu stia bene. In qualunque posto ti mettano.
Per un attimo, ti ho pensato sabato mattina. In casa, con il signor Acciaio. Ad aspettare che l'idraulico finisse il controllo dei termosifoni. Dalla finestra che dà sulla chiesa, non vista, ho visto il corteo. Il funerale del padre della mia amica d'infanzia. Ho preferito portare le condoglianze all'obitorio, il venerdì sera, piuttosto che partecipare al funerale. Mi accorgo e non me ne dispiaccio e non me ne faccio un dramma e che cavolo mica sono una santa e tantomeno aspiro ad esserlo, mi accorgo che certe cose per me sono importanti. La mia amica d'infanzia per ben due volte mi ha dato le condoglianze. Sulla soglia della chiesa. Quelle cose che dai un bacio stringi la mano pronunci la frase e ti dilegui. Le persone si affollano ad entrare dalla porticina di servizio, visto che il terremoto ha danneggiato il campanile e la porta principale è transennata. Vedo la mia amica. Piange.
E io che non ne faccio un dramma e che cavolo mica sono una santa e tantomeno aspirto ad esserlo, mi accorgo che dovrei smussare certi angoli di me, per me, che mi farebbe bene una maggiore morbidezza. La mia amica piange e non penso al suo dolore. Penso a me che non ho pianto, nove mesi prima, su quella stessa strada.
postato da soledifebbraio alle ore 16:24 | link | commenti (5)
categorie: pensieri, mamma
lunedì, 12 ottobre 2009

“Anche il padre di tizia ha l’alzheimer, ma l’hanno preso in tempo, se ne sono accorti sul nascere e adesso sta seguendo una cura. Hanno bloccato la malattia.”

Io continuo a mangiare, devo stare pure attenta che non mi rubino le pietanze. Sarà che sono da curare ma c’ho un rapporto passionale col cibo, manco fossi sotto peso, ma una delle amiche di mia sorella ha ordinato una cena ridotta e adesso assaggia dai piatti delle altre.

Tanto ci pensa mia sorella a rispondere. Le amiche sono le sue e io faccio la parte della guest star. Mi piacciono le sue amiche. Il più delle volte parlo anche io, ma ci sono serate, come questa del venerdì, che preferisco ascoltare.

Mi piace Rita. Che più invecchia e più si toglie i peli dallo stomaco. E a chi le fa notare la crescente acidità, risponde: e chi cazzo se ne frega!

Mi piace Patrizia. Mi piace Oriella. Mi piacciono le altre. L’alzheimer è un pensiero astratto, per loro. Non è una colpa. Non mi è mai venuto in mente di incolpare il mondo. Anche se certe frasi, dovute all’estraneità, possono risultare antipatiche.

Guardo mia sorella. Rossa in volto. Che contraddice la possibilità del blocco della malattia. So cosa le sta passando nella testa. Figlia che non si è accorta. Che non ha preso in tempo il mostro prima che distruggesse sua madre. Non ci sono terapie che possano bloccare la malattia. Si può sperare in un processo degenerativo più o meno lento.

Non sono mie amiche. Ma anche se lo fossero, mi accorgo tutto a un tratto, che non me ne importa di dover difendere/spiegare il perché e il come l’alzheimer riesca a strapparti ogni speranza.

 

Ieri sera ho ascoltato Orhan Pamuk, a me del tutto sconosciuto. Che a 57 anni ha scoperto che è meglio essere idioti e felici, piuttosto che intelligenti e infelici. Che cosa sia poi la felicità. Non te ne accorgi mai quando la vivi.

Io aggiungo che a volte ci si può arrivare alla consapevolezza. Nell’attimo in cui la si vive. Ieri sera. Prima dell’intervista al premio nobel. Dopo la visione del film “una questione di cuore” e qualche lacrima sul finale. “Questa è la domanda”. Caminetto acceso. Il signor Acciaio a regalarsi un bel bagno profumato prima di cena. Io che preparo la “Tiella” da mettere in forno. Mia sorella, in visita, con la torta alle noci, quelle noci che abbiamo raccolto insieme la domenica precedente. Un bicchiere per aperitivo. A raccontare del concerto della Pfm, della sera prima. Della passeggiata mattutina nel centro storico.

Se fossi stata a guardare dietro i vetri della finestra, avrei visto la felicità.

 

postato da soledifebbraio alle ore 14:00 | link | commenti (4)
categorie: pensieri, amore, amicizia, nuova vita
giovedì, 08 ottobre 2009

Stasera ho preparato altre provviste per l'inverno. Pesche settembrine sciroppate. Quattro vasetti come primo esperimento in solitaria, dall'ultima volta fatte con papà.

Ho capito che posso regalarmi di ricordare i miei genitori in queste cose materiali. Le conserve di pomodoro. La catasta di legna per il caminetto. Sono ricordi accarezzati. Fotogrammi che sfiorano il mio sguardo.

Ho capito una cosa, di ritorno a casa. L’ho sentita nella pancia. Dolore sordo. Io non posso pensare a mia madre. A mio padre. Devo tenerli lontani dai miei pensieri se non voglio stare male. Li vedo gli occhi di mio padre. Lucidi di delusione, nella triste consapevolezza della solitudine imposta dalla malattia. Li vedo gli occhi di mia madre. Persi nel vuoto, quasi timidi, come a rendersi conto dell'assenza di sguardi da incrociare. Perdono mamma. Perdono papà. Faccio del male a me stessa se penso ossessivamente agli ultimi anni. Mi privo della possibilità di riuscire a superare la paura di lasciarmi andare.   

Non so bene quale sia la strada in cui sto camminando. So che le giornate di lavoro riempiono i vuoti delle domande senza risposte. Ci sono giornate freneticamente allegre. Atre in cui mi domando quale sia il senso.

Il prossimo fine settimana ci sarà il signor Acciaio a camminare con me. Andremo al concerto della pfm. Respireremo l’aria della famiglia. La nostra. Ho strappato la promessa di evitare il viadotto per andare al palazzetto dello sport. Io cercherò di sopprimere la sindrome della Carrà che mi porta a sventolare i capelli.

Perdono mamma. Perdono papà. Vi accarezzo e vi tengo con me. Ho le tue stesse mani, mamma. Ho i tuoi stessi occhi, papà. Conservo nel cuore questi ultimi anni. Ora devo imparare come si fa a vivere senza avervi con me.

duro lavoro

postato da soledifebbraio alle ore 22:00 | link | commenti (3)
categorie: pensieri, amore, foto, amicizia, mamma, papà, nuova vita
venerdì, 02 ottobre 2009

Aspetto che il ferro da stiro si scaldi. Ho rifiutato la pizza fatta in casa da mia sorella. Ci sono stata già ieri sera a casa sua. Pollo nostrano, patate giganti, peperoni arrosti, ciambellone ai frutti di bosco, Montepulciano. Ho rifiutato anche se la sua pizza è ottima. Ma sono giorni che non sto mai a casa, se non per dormire. Ancora devo decidere se amo questa casa. Se mi piace starci. O se è un’abitudine. Come la maggior parte delle cose che faccio. Aspetto che il ferro si scaldi, e bevo un bicchiere di Montepulciano. Ho stappato la bottiglia in mio onore. Mi gira un po’ la testa. Aspetto che il ferro si scaldi e penso a un po’ di cose.

 

Ieri sera. Visita in ospedale. Non mi è mai capitato, in questi ultimi tempi, di incontrare la mia unica nipote femmina. Ieri sera è stata la seconda volta, dopo un velocissimo saluto, circa tre settimane fa. E ho scoperto che ho saltato tutti gli ostacoli. Ma non lei. A parte il ciao, non l’ho mai guardata. Non le ho parlato. Non sono intervenuta nella conversazione. Ho saltato tutti gli ostacoli, ma non lei. In fondo, mi ha profondamente deluso. Sono arrabbiata e stupita delle sue intenzioni passate di farmi del male. Ma non provo sentimenti di rivalsa. Sono arrabbiata e non ho il desiderio di parlarle, ascoltarla, starle vicino. Nessun dramma, in fondo. Solo il bisogno di stare lontano.

 

Ieri sera. Uscendo dall’ospedale. Una mia amica di infanzia. Suo padre ricoverato. In fin di vita. Mia sorella la rincuora e, c’era d’aspettarselo, ha paragonato la sua esperienza alla nostra. Il suo dolore al nostro. No. No. No. No. Non ho nessuna intenzione di parlare di mia madre con una persona estranea. Non ho nessuna intenzione di regalare le mie lacrime. Non ho nessuna intenzione di svalutare dieci anni di malattia in un gesto consolatorio.

 

Il ferro è caldo. Questa casa mi piace. Ho già deciso. Solo che a volte mi prende la nostalgia.

 

 

 

postato da soledifebbraio alle ore 19:01 | link | commenti (3)
categorie: pensieri, amore, mamma, nuova vita
giovedì, 01 ottobre 2009

Ci prova. A discolparsi. Quando l'unica strada, quella coerente, saggia, adulta, ma qui sforiamo nella fantascienza e nel soprannaturale, chiusa parentesi, è quella di dire: sì, sono stata distratta.
Ci prova. A dire che non ha letto l'ordine con la minima attenzione richiesta. Sono io che l'ho scritto male. Mo ti meno, vorrebbe dire la parte animale di me. Poi mi ricordo che ormai tutti mi chiamano signora e che un certo contegno è dovuto. All'ordine non mancava una virgola. Però, distrattamente hai mandato un articolo per un altro. E succede spesso. E di conseguenza mi faccio i miei bei quarti d'ora al telefono a chiedere scusa per la disattenzione e a autorizzare il reso della merce e a mandarne conforme all'ordine e l'unico che si arricchisce è il corriere.
Ufh. Se vuoi passami il cliente che chiedo scusa io.
(Ufh meriterebbe un morso sulla coscia ma non sono cannibale). No. Mi scuso io. Non è il compito di un'operaia chiedere scusa. E non dovrebbe essere il mio abituale ritornello giornaliero.

Allibita. Mi scuso al telefono col vecchio cliente. Allibita. Racconto in modo elegante il disguido ma evidentemente la mia corrente espressivista lascia trapelare i risvolti tragicomici.

Signorina! (oh che bello, uno dei pochi che mi chiama signorina non perchè non sia maritata ma perchè signorina è l'appellativo delle giovani donne e non di quelle mature!). Signorina! Sembra una scenetta di un film di Totò!
Eh. E io faccio sempre la parte del signor Trombetta, però!
postato da soledifebbraio alle ore 16:53 | link | commenti
categorie: cazzeggio, camera cafè

Chi sono

Utente: soledifebbraio
Nome: Sole
Per voi che pure volete bene al piccolo principe, come per me, tutto cambia nell'universo se in qualche luogo, non si sa dove, una pecora che non conosciamo ha, si o no, mangiato una rosa. Guardate il cielo e domandatevi: la pecora ha mangiato o non ha mangiato il fiore? E vedrete che tutto cambia... Ma i grandi non capiranno mai che questo abbia tanta importanza. Questo e' per me il piu' bello e il piu' triste paesaggio del mondo. E' lo stesso paesaggio della pagina precedente, ma l'ho disegnato un'altra volta perche' voi lo vediate bene. E' qui che il piccolo principe e' apparso sulla Terra e poi e' sparito. Guardate attentamente questo paesaggio per essere sicuri di riconoscerlo se un giorno farete un viaggio in Africa, nel deserto. E se vi capita di passare di la', vi supplico, non vi affrettate, fermatevi un momento sotto le stelle ! E se allora un bambino vi viene incontro, se ride, se ha i capelli d'oro, se non risponde quando lo si interroga, voi indovinerete certo chi e'. Ebbene, siate gentili ! Non lasciatemi cosi' triste: scrivetemi subito che e' ritornato... **************** LE INCOMPRENSIONI SONO COSÌ STRANE SAREBBE MEGLIO EVITARLE SEMPRE PER NON RISCHIARE DI AVER RAGIONE CHÉ LA RAGIONE NON SEMPRE SERVE. DOMANI INVECE DEVO RIPARTIRE MI ASPETTA UN ALTRO VIAGGIO, E SEMBRERÀ COME SENZA FINE MA GUARDERÒ IL PAESAGGIO... SONO LONTANO E MI TORNI IN MENTE T’IMMAGINO PARLARE CON LA GENTE... IL MIO PENSIERO VOLA VERSO TE PER RAGGIUNGERE LE IMMAGINI SCOLPITE ORMAI NELLA COSCIENZA COME INDELEBILI EMOZIONI CHE NON POSSO PIÙ SCORDARE E IL PENSIERO ANDRÀ A CERCARE TUTTE LE VOLTE CHE TI SENTIRÒ DISTANTE TUTTE LE VOLTE CHE TI VORREI PARLARE PER DIRTI ANCORA CHE SEI SOLO TU LA COSA CHE PER ME È IMPORTANTE... MI PIACE RACCONTARTI SEMPRE QUELLO CHE MI SUCCEDE, LE MIE PAROLE DIVENTANO NELLE TUE MANI FORME NUOVE COLORATE, NOTE PROFONDE MAI ASCOLTATE DI UNA MUSICA SEMPRE PIÙ DOLCE O IL SUONO DI UNA SIRENA PERDUTA E LONTANA. MI SEMBRERÀ DI VIAGGIARE IO E TE CON LA STESSA VALIGIA IN DUE DIVIDENDO TUTTO SEMPRE. NORMALMENTE.... ***************** Annaffiami la luna. Spazzolami i denti delle scale. Trasportami nella tua valigia di carne sul mio letto d'ossa. Cuocimi un tuono. Raccogli i terremoti in una gabbia e coglimi un mazzo di lampi. Tagliati in due e mangia una di queste metà. Eiaculati nell'aria orgogliosa dei getti d'acqua di Versailles. Bruciati arrotolati a palla. Sii una palla dal riso arcaico che rotola intorno a una pillola. Getta tutte le tue lingue alle rose. Regola le tue lingue ai dolci rinoce-rosa. Pasticciati un pasticcio. Ranati in rana. Poniti come firma sotto la mia lettera. ***************** Bella, che ci importa del mondo verremo perdonati te lo dico io da un bacio sulla bocca un giorno o l'altro. Ti sembra tutto visto tutto già fatto tutto quell'avvenire già avvenuto scritto, corretto e interpretato da altri meglio che da te. Bella, non ho mica vent'anni ne ho molti di meno e questo vuol dire (capirai) responsabilità perciò… Volami addosso se questo è un valzer volami addosso qualunque cosa sia abbraccia la mia giacca sotto il glicine e fammi correre inciampa piuttosto che tacere e domanda piuttosto che aspettare. Stancami e parlami abbracciami guarda dietro le mie spalle poi racconta e spiegami tutto questo tempo nuovo che arriva con te. Mi vedi pulito pettinato ho proprio l'aria di un campo rifiorito e tu sei il genio scaltro della bellezza che il tempo non sfiora ah, eccolo il quadro dei due vecchi pazzi sul ciglio del prato di cicale con l'orchestra che suona fili d'erba e fisarmoniche (ti dico). Bella, che ci importa del mondo. Stancami e parlami abbracciami fruga dentro le mie tasche poi perdonami sorridi guarda questo tempo che arriva con te guarda quanto tempo arriva con te. ***************** Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

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